MODULO F
giugno 1917 – settembre 1917
Il lanciafiamme: 11^ battaglia dell’Isonzo
Il lanciafiamme fu un’altra terribile arma che fece il suo debutto il 26 febbraio 1915 a Malancourt. Anche il corpo italiano degli arditi fu equipaggiato con lanciafiamme. A tal proposito vale la pena ricordare che il 4 settembre del 1917 mentre era in atto l’undicesima battaglia dell’Isonzo, alcuni arditi muniti di lanciafiamme conquistarono anche se per poco il monte San Gabriele, espugnando diverse caverne nelle quali si erano rifugiati militari delle truppe austriache. Coloro che facevano parte di questa unità dell’esercito italiano erano i “fanti flammieri” che di base dovevano essere coraggiosi e ricchi di grande spirito di sacrificio. Molto spesso gli addetti ai lanciafiamme di non portavano distintivi di riconoscimento e se catturati venivano subito fucilati.
Caporetto
La sconfitta di “Caporetto” rimarrà impressa nella storia, come la più grande disfatta dell’esercito italiano di sempre. Non tutti ricorderanno che prima di Caporetto si combatterono ben altre 11 battaglie sempre negli stessi luoghi. Il generale Cadorna a capo dell’esercito italiano non riuscì mai ad ottenere lo sfondamento delle linee nemiche e le perdite furono altissime. Alle prime ore del 24 ottobre 1917, quantità enormi di gas tossici e proiettili di artiglieria caddero sulle linee avanzate delle difese italiane nei pressi del piccolo paese di Caporetto, seguite da un massiccio attacco di soldati austriaci e tedeschi che si insinuarono nella breccia aperta nell’esercito italiano. A seguito di ordini confusi dopo una giornata di combattimenti i generali italiani ordinarono la ritirata riuscendo a stabilire una linea difensiva sul fiume Piave senza che austriaci e tedeschi riuscissero a completare la loro vittoria. A novembre con la situazione cristallizzata, Cadorna fu sollevato dal comando e al suo posto arrivò il generale Armando Diaz che guidò la vittoria dell’esercito italiano nel novembre 1918.
Entrata in guerra U.S.A.
La sconfitta di “Caporetto” rimarrà impressa nella storia, come la più grande disfatta dell’esercito italiano di sempre. Non tutti ricorderanno che prima di Caporetto si combatterono ben altre 11 battaglie sempre negli stessi luoghi. Il generale Cadorna a capo dell’esercito italiano non riuscì mai ad ottenere lo sfondamento delle linee nemiche e le perdite furono altissime. Alle prime ore del 24 ottobre 1917, quantità enormi di gas tossici e proiettili di artiglieria caddero sulle linee avanzate delle difese italiane nei pressi del piccolo paese di Caporetto, seguite da un massiccio attacco di soldati austriaci e tedeschi che si insinuarono nella breccia aperta nell’esercito italiano. A seguito di ordini confusi dopo una giornata di combattimenti i generali italiani ordinarono la ritirata riuscendo a stabilire una linea difensiva sul fiume Piave senza che austriaci e tedeschi riuscissero a completare la loro vittoria. A novembre con la situazione cristallizzata, Cadorna fu sollevato dal comando e al suo posto arrivò il generale Armando Diaz che guidò la vittoria dell’esercito italiano nel novembre 1918.
Battaglia del solstizio o 2^ del Piave
La seconda battaglia del Piave o del Solstizio (15-24 giugno 1918) fu l’ultima grande offensiva scatenata dall’esercito austro-ungarico nella prima guerra mondiale. Le complicazioni nell’approvvigionamento delle truppe e le gravi difficoltà interne dell’impero a causa del protrarsi della guerra spinsero gli austro-ungarici a dare al conflitto una spallata decisiva. La mattina del 15 giugno 1918 gli austriaci conquistarono il Montello e il paese di Nervesa sino a Bavaria. A quel punto l’esercito italiano supportato dal fuoco dell’artiglieria francese, scatenò una possente controffensiva bloccando l’avanzata del nemico. I numerosi ponti di barche costruiti dagli austriaci, furono violentemente bombardati interrompendo così l’approvvigionamento. Dopo una settimana di intensi combattimenti gli austriaci addirittura iniziarono la ritirata oltre il Piave, da dove erano partiti. L’attacco si tramutò ben presto in una grandissima disfatta e il suo fallimento, abbinato con la pesante crisi socio-economica in cui versava l’impero non fece altro che accelerare la fine del conflitto.
